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SCIENTIA AMABILIS

La Botanica
La Botanica è lo studio scientifico della vita delle piante. Il suo nome, coniato nel primo secolo d.C. dal naturalista Dioscoride, viene dal greco: βοτάνη [botane] che significa pascolo, erba.
I vegetali costituiscono un universo di forme e di funzioni. Riforniscono d'ossigeno l'atmosfera e sono alla base della nutrizione degli altri esseri viventi. Ricche di principi attivi nella lotta contro molte malattie, da sempre coltivate per i loro fiori, per i frutti, per l'aspetto ora leggiadro ora maestoso, le piante hanno accompagnato la storia dell'uomo sin dai suoi albori.

Le origini
L´uso delle piante come terapia per varie malattie è antichissimo e risale ad all'epoca preistorica - almeno 10.000 fa - periodo in cui l’uomo, cibandosi di frutti e radici, sperimentò casualmente i loro effetti curativi o tossici. Animali e piante compaiono spessissimo nelle pitture rupestri e nei primi riferimenti scritti.

I primi secoli
E’ la civiltà greca, intorno al 500 a.C., a dare un apporto notevole alla conoscenza delle erbe officinali.
Una figura d’importanza eccezionale fu senza dubbio quella di Ippocrate (460-377 a.C.), medico greco che classificò per la prima volta in maniera dettagliata più di 400 specie di piante medicinali - tra cui il basilico, la ruta, la salvia e la menta - fornendo anche ricette, metodi di dosaggio e diete specifiche a base di estratti vegetali. La sua opera fu talmente straordinaria che influenzò notevolmente le conoscenze in materia tanto del mondo romano quanto del successivo pensiero medievale.
Aristotele (384 – 322 a.C.) col suo spirito scientifico, trattò ampiamente delle piante, riconobbe la funzione nutritiva delle radici ed ebbe alcuni esatti concetti sulla riproduzione dei vegetali.
Il suo discepolo Teofrasto (372-287 a.C.) è considerato il vero fondatore della Botanica. Nato in Grecia, scrisse il De historia plantarum e De causis plantarum e in queste opere diede una classificazione in alberi, arbusti, frutti ed erbe; distinse le piante terrestri dalle acquatiche e quelle a foglie persistenti da quelle a foglie caduche, osservò l'influenza del terreno e degli agenti atmosferici sulla vegetazione, studiò le trasformazioni delle piante spontanee in seguito alla coltura, portando un poderoso contributo alle conoscenze botaniche dei suoi tempi. Egli fu considerato un’autorità per eccellenza fino a tutto il Medioevo.

A partire dall'epoca romana si cominciò a parlare di Farmacoterapia. Proprio in quel periodo cominciarono a non aversi più meri elenchi, ma vere e proprie descrizioni dell'uso, degli effetti, del dosaggio, delle modalità di somministrazione e dell'aspetto morfologico delle piante medicinali.
Plinio il Vecchio (23-79 d.C) compose i 37 libri del Naturalis Historia, un'opera enciclopedica fondamentale per comprendere le conoscenze farmacologiche sino ad allora note.
Dioscoride (40–90 d.C.), medico, botanico e farmacista greco, esercitò a Roma ai tempi dell'imperatore Nerone; scrisse il trattato De materia medica nel quale descrive gli usi curativi delle piante - ad esempio l'aglio per problemi connessi ai denti ed il giglio per la pelle e la prevenzione delle rughe. La sua opera rimase in uso, con traduzioni e commenti, almeno fino al XVII secolo.
Galeno (129-216 d.C.), medico greco-romano il cui pensiero domina in Occidente fino al Rinascimento, espose la sua dottrina anche in trattati di Farmacologia. Le erbe medicinali che maggiormente ricorrono negli erbari sono la bardana, la camomilla, l’equiseto, la menta, l’ortica, la ruta, la salvia; tra gli alberi e gli arbusti sono presenti l’alloro, il biancospino, il gelso, il ginepro, il vischio, la rosa canina, il salice, il sambuco, il tiglio, la mandragola. Tutti sono utilizzati per preparati galenici, composti che prendono il nome proprio da Galeno di Pergamo.
Con la caduta dell'Impero Romano (476 d.C.), Atene e Roma furono sostituite da Bisanzio e poi da Damasco e Baghdad, che divennero importanti centri di cultura e di diffusione del pensiero scientifico. Vi arrivavano studiosi da tutto il mondo: ebrei, indiani, cinesi, greci che, unendo la propria scienza a quella araba, permisero, dall'VIII secolo in poi, la straordinaria fioritura della Scienza Botanica.

Il Medioevo
Qualche secolo più tardi, Carlo Magno (742-814 d.C.) fece compilare una lista di piante medicinali da coltivare per il benessere dei suoi sudditi. A lui si deve la definizione di piante medicinali e aromatiche come “amiche dell'uomo e orgoglio dei cuochi”. Nei secoli che vedono la prima diffusione del cristianesimo, lo studio dei farmaci si afferma grazie al monachesimo. Le conoscenze scientifiche e mediche vennero conservate nei monasteri ad opera dei monaci, in particolare dell’Ordine benedettino, che studiarono, svilupparono e custodirono i trattati di Botanica; il monacus medicus medievale selezionava le sementi e si teneva in contatto con altri monasteri per la coltivazione di nuove piante. In quel periodo, i collegi dei medici e dei farmacisti pubblicarono i primi ricettari di Farmacopea in volgare. Notizie su piante esotiche furono fornite dai missionari o dagli esploratori che, come Odorico da Pordenone e Marco Polo, si spinsero sino all'Estremo Oriente.

La Scuola Salernitana
Il IX secolo vede lo sviluppo della Scuola Salernitana, il maggior centro europeo di studi medici che, fondendo le culture greco-romana ed ebraico-araba e applicandole in una prassi di cura quotidiana, elabora una nuova cultura farmacologica e fitoterapica che domina tutto il Medioevo.

Il Rinascimento
Dal 1300 al 1600 d.C., i grandi viaggi esplorativi nelle Indie e nel continente americano contribuiscono così tanto al progresso scientifico nella conoscenza e nell’uso delle piante officinali, da definire questo periodo l’età dell’oro per gli erboristi.
Nel 1500, Paracelso, alchimista, astrologo, medico e filosofo svizzero, sviluppa la teoria delle segnature secondo la quale le piante curative porterebbero già, nella loro forma, i segni caratteristici delle loro proprietà in relazione alle  parti del corpo umano. Egli intuisce che dai vegetali si possono estrarre e isolare principi attivi che hanno una maggior efficacia curativa. Paracelso fonda una nuova disciplina, la iatrochimica, che prevede la cura delle malattie mediante l’uso di sostanze minerali e di prodotti chimici: è l’antenata della moderna Chimica farmaceutica.

Le rivelazioni del microscopio e la nascita della Botanica
Nel 1600, l’invenzione del microscopio permise alle Scienze biologiche di compiere passi da gigante, tra cui la scoperta delle cellule. Il nome cellula si deve all'inglese Robert Hooke che, nel 1667, osservando al microscopio un frammento di sughero, lo vide formato da cellette simili a quelle degli alveari e da lui chiamate cellule, ossia piccole celle.
Nel 1700, la Botanica fece progressi sostanziali, soprattutto nel campo della classificazione sistematica, grazie al lavoro del grande botanico svedese Linneo, che rese più agili le regole di catalogazione degli organismi viventi. L'opera che influenzò maggiormente i botanici fu la Philosophia botanica, pubblicata nel 1751. In essa, Linneo affermava che le specie vegetali, facendo parte del progetto divino del creato, erano classificabili secondo un sistema immutabile fondato sulle loro caratteristiche: era, quindi, possibile ricostruire le relazioni interne e le differenze fra varietà, specie, generi, ordini e classi. Partendo da questa regola, Linneo introdusse il sistema di nomenclatura binomiale, che stabilisce che i nomi delle specie siano formati da due vocaboli latini. Il primo costituisce il genere, cioè un insieme di specie fra loro affini, il secondo indica la specie; è, sostanzialmente, il principio del nome e cognome applicato alle specie anziché alle persone. La rosa selvatica diventa così Rosa (genere) canina (specie), la patata Solanum tuberosum, la melanzana Solanum melongena, il pomodoro Lycopersicon esculentum.
Il grande scienziato definì la Botanica Scientia amabilis - amabile scienza - poiché si occupa di alberi e fiori, che sono tra le opere più belle del creato.

L'Ottocento: nasce la Biologia moderna.
Dopo la scoperta dell’America, fra la fine del 1600 e la prima metà 1800, diversi viaggi di esplorazione videro la partecipazione di giovani scienziati che tornarono nel vecchio continente fornendo agli studiosi una quantità enorme di materiali biologici. Le osservazioni naturalistiche, l'alto numero di nuove specie schedate e portate in Europa, come ad esempio le palme del Cile, gli Eucalipti e i Ficus macrophylla d'Australia, le Araucarie dal sud America o le più celebri Sequoie dalla California, fecero aumentare l'interesse per la Botanica. Tra i botanici dell'inizio dell'Ottocento va ricordato il francese Jean-Baptiste Lamarck che nell'opera La flora francese utilizzò il sistema di classificazione di Linneo.

Il Ventesimo secolo
Nel Novecento, gli studi di Botanica generale e applicata sono diventati sempre più vasti e approfonditi. Nel 1961, il chimico americano Melvin Calvin ha vinto il premio Nobel per le sue ricerche fondamentali sulla fotosintesi, la più straordinaria delle funzioni vegetali.
Si sono affermate, inoltre, nuove branche tra le quali la Botanica farmaceutica, la Micologia, cioè lo studio delle muffe e dei funghi, la Paleobotanica che studia le piante fossili e la Palinologia, che si occupa dei pollini sia fossili che attuali.

Piante amiche, belle, utili, antichissime, fragili, forti, “espressione dell’arte di Dio”, come esclamò il grande poeta Dante Alighieri.

Tutto il creato parla del suo Creatore ed ogni realtà ne esprime un aspetto: le montagne ne cantano l’eternità, il sole l’immensità, il vento l’onnipotenza. I fiori ci parlano della bellezza e dello splendore di Dio. Ma il Fiore più fulgido fra tutte le creature è Maria, Mater amabilis che, con la dolcezza del suo volto e la soavità della sua armonia, ispira alla bontà elevando a Dio mente e cuore di coloro che le si avvicinano.


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